E’ il comune di Bologna, questa volta, ad aggiungersi alla sempre più numerosa schiera di pubbliche amministrazioni che scelgono di adottare soluzioni software open source.
Il ben più radicale passaggio a sistemi Linux, che vedrà probabilmente coinvolto il comune emiliano nei prossimi anni, inizia oggi con la migrazione, graduale, di 3600 postazioni informatiche alla suite per ufficio OpenOffice.
Il software attualmente utilizzato era infatti l’oramai vetusto Office’97 che, a tredici anni dal suo rilascio, necessita di un radicale rinnovo di licenze a nuova versione.
Il rinnovo completo delle licenze avrebbe quindi comportato una spesa elevata, facilmente "risparmiabile" nel giro di qualche anno attraverso l’utilizzo di OOo a.k.a OpenOffice 2.4.2.
l’Ing. Massimo Carnevali (responsabile ICT del comune emiliano) si è cosi espresso:
"Avremmo dovuto comprare altrettante nuove licenze a prezzo pieno, 300 euro l’una, invece migrare ad OpenOffice 2.4.2 l’intero parco macchine è stato possibile spendendo un totale di 80mila euro in due anni suddivisi tra una borsista della locale università e la consulenza e formazione da parte di Yacme, una azienda privata del campo OSS" (fonte)
Per concludere ricordiamo che il 18 novembre a Bologna si terrà il seminario "Soluzioni Open e Gestionali per il cambiamento e la riduzione dei costi", rivolto apertamente alle pubblica amministrazione.











