Introduzione al “Calcolo Distribuito”


Una delle realtà strettamente legata al mondo di internet, che tuttavia non risulta essere sufficentemente conosciuta, è sicuramente quella del calcolo distribuito (distributed computing). Iniziamo con il far capire a chi non ne ha mai sentito parlare cosa effettivamente sia il "calcolo distribuito". Possiamo sicuramente definirla come la collaborazione di tantissimi personal computer sparsi in tutto il mondo, che, unendo la loro potenza di calcolo, partecipano alla risoluzioni di diversi progetti appartenenti a diversi campi della ricerca scientifica (medicina, climatologia, astrofisica etc…). Nel concreto il pc dell’utente che sceglie di aderire ad uno dei tanti progetti, riceve, attraverso un software, un pacchetto dati che verrà elaborato (dal proprio pc) e rinviato al server mittente in modo da essere processato e aggiunto alla sommatoria di tutti gli altri pacchetti elaborati dagli altri utenti.

Questi pacchetti dati hanno una scadenza (deadline), cioè una data prefissata entro la quale dobbiamo completare il pacchetto, altrimenti il server lo manderà ad altri utenti. Questa data di scadenza varia a seconda del progetto che si segue. E’ importante ricordare che l’utente è libero di spegnere il computer in qualsiasi momento, ciò interrompe solo momentaneamente il processo di calcolo, che riprenderà dallo stesso punto a cui era arrivato grazie a dei "checkpoint" impostati ogni tot di minuti.

La totalità dei computer recenti vengono sfruttati per una percentuale veramente molto molto bassa delle loro capacità, quindi la navigazione in rete e l’utilizzo della cpu non ne risentiranno in modo sensibile. Pensate che per partecipare all’iniziativa generalmente bastano "vecchi" Pentium III a 800mhz dotati di una manciata di banchi di Ram. Nulla quindi di troppo impegnativo per le componenti hardware di cui oggi generalmente siamo in possesso.

A coordinare queste operazioni di scambio pacchetti (a cui i vari progetti di calcolo distribuito si appoggiano), vi è un programma opensource e multipiattaforma, BOINC ovvero "Berkeley Open Infrastructure for Network Computing". Grazie a questo software gli utenti volontari possono scegliere i vari progetti a cui contribuire. Il programma è completamente autonomo e una volta in esecuzione penserà poi a scaricare tutto il necessario e da iniziare i calcoli, senza alcun disturbo per l’utente.

La lista dei progetti a cui poter aderire è davvero lunga ed eterogenea. Partendo dal SETI@home (attivo dalla metà degli anni 1990) che si occupa di ricercare segnali di intelligenza extraterrestre tramite l’analisi degli impulsi dei segnali inviati da diversi radiotelescopi, si può arrivare fino al World Community Grid iniziativa filantropica (lanciata nel novembre del 2004) sponsorizzata da IBM con lo scopo di ricercare nuove cure e terapie per malattie quali la distrofia muscolare e l’AIDS.

Spero di essere stato il più chiaro possibile. Se l’articolo è stato di vostro interesse ed il progetto vi affascina, non vi resta che approfondire il mondo del calcolo distribuito iniziando dai vari link presenti nella pagina.

In casi come questo "l’unione fa la forza".

 

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  • Ero completamente all'oscuro di questo progetto. Un progetto come questo a mio avviso dovrebbe essere pubblicizzato maggiormente per dare la possibilità a chiunque sia intenzionato di dare il suo contributo.
    In parole povere è una sorta di "Hardware sharing"?! Correggetemi se sbaglio.

    Complimenti Luptor, un'altro articolo degno di nota!!!
  • Deckard
    @Crismon

    "Hardware sharing" ... in pratica "regali" i momenti vuoti di utilizzo del tuo computer ad una o più cause che ritieni meritevoli. Se non ricordo male, il progetto Seti, anni fa, forniva uno screen saver che, quando attivo, mostrava l'avanzamento dei lavori sui dati che avevi a disposizione (notizia pre 2003/5). Non leggendo più le riviste, non sono più aggiornato su queste cose. Comunque il discorso di fondo è questo: non potendo costruire un computer così potente per elaborare questi dati, si distribuisce il lavoro. In questo modo progetti che durerebbero decine, se non centinaia di anni (a tecnologia costante, credo), se affidati a singole strutture (questione di costi), così, son molto più veloci.
    Poi, ti ripeto, non sono più al corrente degli ultimi sviluppi.
    Ciao.
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