Mi sono posto questa domanda improvvisamente, forse influenzato dai numerosi e interessanti articoli pubblicati su questo blog, probabilmente leggendo dell’ennesimo Ente Pubblico che decide di passare all’open source per banali motivi di bilancio.
Immagino che fosse un lunedì sera quando, dopo le settimanali due ore di intensa pratica yoga e rigorosamente a digiuno, girovagando sul blog che strizza l’occhio a openSUSE improvvisamente, appunto, mi sono accorto di avere lampeggiante nel cevello la domanda di cui al titolo.
Il caso (…o il karma…) ha fatto sì che dopo alcuni giorni, cercando notizie sullo scrittore Suketu Mehta mi sono battuto in un suo articolo "Yoga senza copyright. In Occidente si appropriano del sapere indiano brevettandolo. E poi ci vietano di fare lo stesso con i farmaci" che dà molti spunti di riflessione anche a chi si interessa di open source, licenze d’uso, copyright e dintorni.
E’ un modo di fare molto occidentale quello che porta a brevettare le proprie scoperte per trarne guadagno, abitudine che spesso dilaga nel brevettare scoperte altrui. La proprietà diffusa e condivisa delle intuizioni dell’intelligenza umana che è alla base dell’evoluzione viene quindi costretta nei confini del copyright.
Pensate… e se qualcuno a suo tempo avesse brevettato la scoperta del fuoco o della ruota? O la scoperta delle leghe metalliche? E se qualcuno avesse brevettato la posizione del frate? E se avessero brevettato il famoso m’ama-non-m’ama che tanto piace agli innamorati quanto è inviso alle margheritine?
A questo punto sapere che “Lo US Patent and Trademark Office (l’ente che negli Usa si occupa dei brevetti e dei marchi registrati) ha rilasciato 150 copyright in tema di yoga, 134 brevetti su accessori e 2.315 marchi commerciali sempre relativi allo yoga.” mi mette una tristezza…e chi sa cosa pensano i maestri che per migliaia di anni hanno tramandato la loro sapienza arricchendola di generazione in generazione fino ad arrivare alla pratica odierna che riesce a tenere lontane dalla persona tante piccole patologie quotidiane che altrimenti alimentano il business dei farmaci da banco.
Cito ancora dall’articolo:
“In sanscrito, yoga vuol dire unione. Gli indiani credono in una mente universale – brahma – della quale siamo tutti una parte, e che si riflette per l’eternità. Tutti hanno accesso a questa conoscenza. Nell’antica India il sapere era protetto dal sistema delle caste, e non da un sistema economico o legale. Il termine proprietà intellettuale era un ossimoro: l’intelletto non può essere proprietà di nessuno”
“Le medicina e l’hatha yoga hanno lo stesso scopo: aiutarci a condurre una vita più sana. L’India ha dato al mondo lo yoga gratis. Non c’è da stupirsi se poi nel Paese sono in tanti a pensare che il mondo dovrebbe restituire il favore, rendendo disponibili quei farmaci salvavita a prezzi ridotti, o per lo meno permettere alle case farmaceutiche indiane di produrne i generici. Se la posizione del loto appartiene al genere umano, altrettanto dovrebbe valere per la formula del Gleevec, il farmaco per curare la leucemia per il quale una casa farmaceutica svizzera, che ne ha registrato il brevetto, sta facendo causa al governo indiano. “
“Se copiare i farmaci occidentali è illegale, altrettanto dovrebbe valere per i brevetti sullo yoga. È esattamente lo stesso tipo di pirateria intellettuale. “
Nel suo articolo il mio (e dai, lasciatemelo dire…) collega scrittore si riferisce ai medicinali ma io penso anche alla musica, all’arte in generale, ai miei romanzi che non sono più miei ma dell’editore….al software…
Provate a rileggere l’articolo come se trattasse di sistemi operativi e software anzichè yoga e medicina…non vi vengono in mente discussioni ancora aperte su software e pirateria?? Anzi, ripensandoci forse la domanda andava posta in un altro modo:
Lo yoga e l’open source hanno la stessa origine?
Che ne pensate?
Buona pratica a tutti.
Beh, il sito del mio maestro lo metto. Non è brevettato.











