Sistemi GNU/Linux e crisi finanziaria… un possibile trampolino di lancio?
Purtroppo, come tutti abbiamo avuto modo di constatare, il periodo che stiamo vivendo è contrassegnato da una grave crisi finanziaria che sembra più pesante del previsto.
Secondo gli esperti la situazione attuale è perfettamente descrivibile secondo un’inarrestabile effetto a catena che potrebbe portare a una svalutazione ancora maggiore del dollaro che a sua volta porterebbe intere comunità (europa compresa) alla scongiurata crisi totale.
Ora non vogliamo occuparci di quella che è la situazione finanziaria mondiale ma, forse per sdrammatizzare ci concentreremo su quelli che potrebbero essere i riscontri nel mondo open source. Abbiamo avuto modo toccare con mano, a suon di statistiche, quanto il nostro pinguino negli ultimi mesi abbia recuperato posizioni e come pian piano si stia affermando nella società.
Le cause di ciò sono sicuramente legate alla validità del sistema operativo, all’affidabilità che lo contraddistingue ma, a mio avviso anche dal fatto che in ogni caso, permette alle aziende e a qualsiasi organizzazione che decide di adottarlo di avere un rientro economico degno di considerazione.
Basti pensare che il software open source, e la meravigliosa filosofia che lo accompagna, nella stragrande maggioranza dei casi non richiede l’acquisto di costosissime licenze. Se aggiungiamo anche la validità di molti software utilizzabili su piattaforme GNU/Linux oggi come oggi in molte circostanze diventa forse sistematica l’adozione del pinguino nel proprio ambito lavorativo.
Forse, anche per questo motivo, molte case produttrici di hardware cominciano a prendere seriamente in considerazione questo sistema operativo fornendo assistenza e driver.
Naturalmente come tutti sono portato a sperare che la situazione riprenda il giusto equilibrio ma voglio porvi un quesito: a vostro avviso GNU/Linux e l’open source potrebbero trarre vantaggio affermandosi maggiormente?
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Ottobre 11th, 2008 at 19:44
Così su due piedi secondo me cambia poco. Il minor costo delle licenze è solo un aspetto del problema. Bisogna comunque tenere conto anche di quelli che vengono definiti switching cost, ovvero i costi di cambiamento. In questo caso bisogna investire quanto meno in capitale umano (formazione del persona, tecnici, quadri),in una una parte di hardware da cambiare (non tutto funziona con linux), nel cambiamento della testa delle persone (che non ha un costo quantificabile, ma che crea frizioni nei cambiamenti). Insomma, io credo e spero che, nelle aziende di una certa dimensione, le decisioni vengano prese in base alla analisi della redditività o altri indicatori finanziari: dubito che alla base vi siano mode o percorsi obbligati come esistono nel mercato consumer. Per questo usare linux o meno dovrebbe, in linea teorica, esser sempre preso in considerazione sia nei periodi migliori che in quelli un “po’” calanti. Se poi la scelta ricade su win, darei per scontato che, almeno in questi casi, vi sia un vantaggio (economico). Per questo, su due piedi, direi che la crisi dovrebbe esser ininfluente. Ovviamente è una mia idea, che vale per quel che vale.
Io ti dico solo una cosa, un giorno ero in un “fai da te” dal nome francese. Ad un certo punto mi cade l’occhio su un computer alla reception che sta bootando. Bene io non so quale fosse la distro perchè lo splash screen era disattivato, ma sicuramente era linux. Se una catena europea usa linux, ci sarà un perchè? No?
Ottobre 11th, 2008 at 19:57
Sinceramente non credo possa influire, infatti i problemi che limitano la diffusione di gnu/linux non è il costo. Il problema è la compatibilità con software, hardware e non meno con il personale. A mio avviso aiuta di più il rilascio di Vista che puer essendo windows richiede hardware nuovo, software nuovo, ed anche un certo riaddestramento del personale. Questi i motivi che hanno portato alla permenaneza di Xp nel mercato. Dovendo cambiare reputo che molti un pensiero su linux lo facciano. Tuttavia ancora è molto poco. Si tratta di una pecentuale piccola del mercato e la crisi economica non credo incida.
Ottobre 12th, 2008 at 11:04
Sicuramente i punti che evidenziate (formazione del personale, compatibilità hardware e disponibilità di software che a volte non è all’altezza della situazione) non sono di poco conto. Il mio articolo nasce sulle basi del ragionamento degli esperti del settore economico, di una possibile riduzione dei costi, dei passi da gigante che il pinguino sta facendo, delle grandi compagnie hardware che si interessano di fornire driver e materiale, delle grandi compagnie che oggi hanno un’occhio di riguardo nei confronti di Linux e di tutto quest’insieme di eventi che sommati a mio avviso danno origine a una forte rivalutazione del sistema operativo in oggetto. Più di una volta abbiamo dato notizie del tipo “la grande società adotta linux” e si parlava di società di grosse dimensioni riconosciute a livello nazionale e/o mondiale e questo fa pensache che in molti casi un passaggio graduale è possibile.
E’ sempre bene tenere presente che una rivoluzione similare sicuramente non è ancora possibile in alcuni campi come quello grafico per esempio ma sono fiducioso e se non sarà questo periodo di crisi il trampolino di lancio (mi auguro che passi presto e si risolva nel migliore dei modi) prima o poi qualcosa succederà.
Ottobre 12th, 2008 at 11:19
Il passaggio non deve essere obbligatoriamente graduale…mi spiego.
Negli uffici cosa si fa? si naviga, si scrivono mail, si battono testi…non si compila un kernel, non si programma in C. se consideriamo questi aspetti un pc linux based non è assolutamente secondo a nessuno. Non ci sono grandi costi di switching da quel punto di vista, perchè Thunderbird, OpenOffice, Firefox sono universali, hanno le stesse funzionalità dei ben più blasonati della Microsoft, e le stesse potenzialità. Quindi si, sicuramente se questo periodo di recessione dovesse prolungarsi credo che qualche beneficio potrà arrivare.
Ormai le periferiche compatibili con linux aumentano, le aziende che riconoscono l’interesse dell’umanità verso linux sta crescendo, e allo stesso modo si preoccupano di esser concorrenziali anche da quel punto di vista. Tutto ciò porterà solo benefici a noi utilizzatori, e ai nuovi arrivati. Basta vedere ati che aveva abbandonato lo sviluppo dei driver per linux…si è ritrovata a notare che chiunque avesse un dual boot preferiva nvidia, ed ha agito di conseguenza.
Povere le mie tasche, ma ben venga qualche terremoto!!
ciao ciao
Max
Ottobre 12th, 2008 at 11:46
A mio modo di vedere le cose stan più o meno così: visto gli investimenti che vi son dietro il mondo dell’open source, visto le imprese che vi son dietro (Novell, Sun, Ibm …), visto anche il fatto che anche chi non è direttamente interessato come i produttori di hardware nel bene o nel male si stanno attrezzando, sicuramente prima o poi l’”anno del pinguino” arriverà. E se non arriva è perchè quelli che hanno investito hanno sbagliato. Capita anche ai migliori. Detto questo, nel mercato business è questione prettamente di costi, mentre nel mercato consumer, oltre a questi, è questione, molto, di marketing. Una volta superato lo scoglio della compatibilità hardware (vedi es caso Vista e relative lamentele - per esperienza personale, giuste), bisogna spingere. Quando le grandi imprese cominceranno ad investire in marketing, allora per balzi o come lenta accelerazione, sarà il momento del software libero. A me, sembra che l’eco della parola marketing mi sia già arrivato. Speriamo…
Ciao
Ottobre 12th, 2008 at 12:16
[...] fonte No responses to “Sistemi GNU/Linux e crisi finanziaria… un possibile trampolino di lancio?” [...]
Ottobre 12th, 2008 at 13:43
Ma speriamo invece che questa crisi dei castelli di carta riporti le aziende a considerare la crescita nel medio e lungo periodo, e quindi ad investire denaro nella ricerca e sviluppo anzichè destinarlo alla finanza selvaggia al solo scopo di avere trimestrali ottime.
La “crescita” deve tornare al parametro anno/i non al trimestre.
Guardate il soft di “grido”, sempre le stesse versioni con un pò di maquillage, mai niente di veramente nuovo ed innovativo perchè bisogna far cassa subito con poco investimento.
Ottobre 12th, 2008 at 14:59
Come sempre capita in queste situazioni non possiamo che prendere le vesti dello spettatore (continuando a contribuire come ognuno cerca di fare nel suo piccolo) e vedere come si evolvono le cose.
Resta il fatto che sono fiducioso perchè la validità raggiunta oggi dai sistemi Linux è davvero ottima in molti campi (non in tutti).
Per quanto mi riguarda sono molto fiducioso e penso che pian piano, visto che i presupposti ci sono, il sistema operativo in oggetto entrerà a far parte di quelle che possiamo definire le postazioni di rilievo della società.
Ottobre 12th, 2008 at 15:34
Ciao
Non vorrei fare il menagramo, ma secondo me una vasta crisi economica potrebbe anche essere la fine del software gratuito. Attenzione, non “libero”, intendo gratuito: tanti volontari, che oggi dedicano il loro tempo libero alla causa, potrebbero un giorno decidere di farsi pagare, se le cose peggiorassero; come dar loro torto, in effetti? Se si ha una famiglia e pochi soldi, perché mai uno dovrebbe dedicare i propri sforzi a un fot**to driver ati, così solo per gioco?
Immaginiamoci dunque questo scenario: il codice rimarrà aperto, ma per farlo andare avanti (correggere bug, supporto, nuove funzionalità ecc) occorrerà pagare. Ci sarà infatti molta meno gente disposta a lavorarci gratis. E il prezzo sarà tanto più alto quanto è valutato come essenziale dagli utilizzatori.
Che ne pensate
?
Ottobre 12th, 2008 at 16:01
Condivido anche la tua opinione robermann79.
In fondo se consideriamo tutte le sfumature anche la tua riflessione è da prendere in seria considerazione.
Per quanto l’articolo rimandi a pensieri poco piacevoli cercavo di essere un pò più ottimista!!