Open Source: La seconda rivoluzione copernicana


Argomento più che discusso ed attuale è quello che riguarda l’open source.
Il titolo del mio articolo sembrerà piuttosto strano e sicuramente insolito, tuttavia si tratta del modo in cui è stato definito l’open source durante il Linux Day di Palermo.
Colui il quale si è occupato di trattare la questione relativa all’open source, ha definito questo tema "argomento di bandiera" dal momento che sicuramente sarà stato trattato nella maggior parte delle città italiane in cui è stato tenuto l’evento.

Crimon’s Blog si è occupato di analizzare la materia in questione svariate volte affrontandola sotto diversi punti di vista ma occorre essere sinceri, per quanto i miei studi siano per metà di tipo umanistico e la mia vita stessa sia un filosofeggiare continuo, non mi ero mai soffermata su certi dettagli fino ad arrivare ad una simile rete di collegamenti e dunque al vecchio Copernico.

Cosa significa "Libertà del Software"? Ci siamo mai realmente soffermati abbastanza a riflettere su questo concetto?

Letteralmente "Open Source" significa "Sorgente Aperto", sostantivo con tanto di attributo il cui significato può sembrare apparentemente nullo se non sappiamo di cosa stiamo parlando.

Rimanendo fortemente ancorati al mondo dell’informatica, open o aperto, come dir si voglia, si contrappone a proprietario, termine che generalmente troviamo associato ad un’altro sostantivo preso in prestito dalla lingua inglese e che viene molto utilizzato, ovvero, software.

Il termine "open" non deve essere confuso con "free" che indica gratuicità. In altre parole, nel momento in cui un software, per esempio, viene definito "open", significa che che le righe dell’applicazione sono rilasciate sotto licenze specifiche che ne permettono l’apertura dei relativi protocolli e la condivisione.

Se un utente esperto ha voglia di migliorare quel software specifico è libero di farlo proprio perchè i sorgenti sono a sua disposizione. Nel farlo, a sua volta, proprio perchè il software è rilasciato sotto un tipo di licenza specifica, rimette in circolo un’applicazione a cui sono stati apportati dei cambiamenti e che potrà essere ulteriormente modificata.

Quando si parla di vantaggi offerti dall’open source occorre fare riferimento a diverse realtà che si possono raggruppare in 4 punti di vista ben specifici:

  • Economico;
  • Filosofico;
  • Etico;
  • Tecnico.

Dietro l’open source si nasconde una comunità sempre più ben nutrita che appunto lavora in funzione di principi precisi.

Dal punto di vista economico, i vantaggi dell’open source sono innumerevoli e di constatazione immediata, si tratta di un argomento che è stato più volte discusso.

Per quanto riguarda le ragioni etiche e filosofiche che ci possono spingere ad optare per un software open source piuttosto che per uno proprietario sono altrettanto varie.

E’ preferibile utilizzare un programma i cui sorgenti sono visibili piuttosto che uno in cui appunto non si vedono e non si possono in alcun modo migliorare o modificare. I formati di un software proprietario sono chiusi e pertanto sono fonte di "esclusività", l’utente dipende dallo sviluppatore da cui non potrà chiaramente essere indipendente.

Parlo di ragioni etiche perchè alla base dell’open source ci stanno obiettivi comuni e condivisi, la possibilità di mettere in moto la creatività di molti, ovvero, di tutti coloro che abbiano voglia di dare il loro contributo.

Se da una parte il software proprietario rappresenta l’omologazione economica nonchè culturale, dall’altro l’open source è portatore di valori quali comunicazione, base della vita di tutti gli esseri umani, e rappresenta inoltre il totale rispetto della legalità.

Nel momento in cui un utente non può o non vuole affrontare la spesa per l’acquisto di un software e si affida a programmi craccati, versioni pirata reperibili in rete, non può agire in maniera legale.

Per quale ragione dunque, non scegliere di rispettare la legge (giusta o sbagliata che sia, non entro nel merito della questione) quando invece si trovano software altrettanto validi se non di più, gratuitamente e nel rispetto della legalità?

Ecco che da qui arriviamo al nocciolo della questione: Open source come seconda rivoluzione copernicana, l’utente che per la prima volta si trova al centro e non ai margini o in posizione subalterna, senza limiti se non uno solo: la sua possibile incapacità di svolgere certe operazioni ritenute difficili.

Tuttavia questo rappresenta solamente un possibile ostacolo che può essere risolto con volontà e voglia di imparare. L’utente può essere protagonista se lo desidera.

 

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  • Articolo davvero interessante e originale. L'open source è davvero una filosofia fantastica, è possibile collaborare con poco (segnalando i bug per esempio), sentirsi "membro" di una comunità ben nutrita, disponibile che oltre a creare discussioni relative al software spesso e volentieri da modo agli utenti di conoscersi e di creare legami... insomma mica poco!!
  • Roby
    Si infatti anche se momentaneamente la strada è ancora lunga, si stanno facendo grandi passi. Dal mio punto di vista è necessario sensibilizzare gli utenti. Per quanto mi riguarda, uso il computer giornalmente da meno di 4 anni e quando ho iniziato neppure sapevo che esistesse un mondo alternativo rispetto a Windows. Oggi sono contenta di usare Linux, non mi ritengo un'esperta ma piano piano sto entrando in questo mondo che rispecchia pienamente le mie idee e i miei principi.
  • ilcristo
    Vorrei far notare che dei quattro punti indicati da te come espressioni dell'opensource (Economico, Filosofico, Etico, Tecnico) il punto etico non e' una caratteristica delle license opensource.
    Esistono decine di license opensource che non sono 'etiche' in quanto anche se 'lasciano aperto' il codice sorgente di un programma non ne permettono il libero utilizzo... quindi niente etica ma solo 'profitto'.
    Se dobbiamo ricercare l'etica quindi andrei a guardare il concetto di 'Software Libero' (o Free Software), di cui la licenza GNU GPL e' la maggiore espressione.
    Di fatto l'etica in un software si puo' definire in quattro punti:
    * Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
    * Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
    * Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
    * Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

    Questi quattro punti sono alla base del Software Libero (Free Software) e non sono considerati dalla definizione di opensource.

    Infine quando dici «alla base dell’open source ci stanno obiettivi comuni e condivisi, la possibilità di mettere in moto la creatività di molti, ovvero, di tutti coloro che abbiano voglia di dare il loro contributo», se diamo per giusto quello che ho scritto prima, e' semplicemente sbagliato.
  • Roby
    Certo quanto detto non lo ritroviamo in un software proprietario, adesso non posso mettermi a cercare tutti i tipi di licenza o le varie eccezioni alla regola ma i principi su cui si fondano certe cose quelli sono! Mi sembra di aver parlato di libertà e di benefici da parte della comunità.
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